Cat: News - Domenica 27 Gennaio 2019
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Cat.: News - Venerdì 07 Dicembre 2018
Cat.: News - Venerdì 30 Agosto 2019
Oggi parleremo di un argomento di cui si parla sempre troppo poco: la destinazione del TFR dei dipendenti. Sono trascorsi 14 anni dalla riforma previdenziale del gennaio 2007 che ha introdotto le nuove forme di previdenza complementare, ma esiste ancora tanta confusione. Facciamo un passo indietro. Il TFR è un compenso differito che spetta al dipendente lavoratore alla cessazione del rapporto di lavoro. Come viene accantonata questa quota?
7,41% della retribuzione annua lorda
di cui
- 6,91% TFR – 0,50% accantonamento a favore del Fondo di garanzia INPS
Entro sei mesi dall’assunzione il dipendente deve comunicare la sua decisione di destinazione del TFR. Dopo questo periodo se non perviene nessuna richiesta da parte del dipendente, attraverso la legge del tacito assenso, scatta l’adesione ad un fondo pensione. In questo caso aderisce al comparto più conservativo a cui aderisce la maggior parte dei dipendenti. Per scegliere consapevolmente bisognerebbe conoscere a fondo le due opzioni di scelta, ossia lasciarlo in azienda o destinarlo ad un fondo pensione. La prima, in azienda, è disciplinata dal codice civile 2120, vediamola insieme:
Azienda
Il datore di lavoro ha l’obbligo di rivalutare il tfr accantonato ad un tasso minimo dell’1,5%, a cui si aggiunge una componente variabile pari al 75% della variazione dei prezzi accertata dall’Istat su base annua. Per richiedere l’anticipazione del tfr il dipendente lo può fare una sola volta, dopo 8 anni di servizio per motivazioni particolari, fino ad un massimo del 70% del totale accumulato: spese mediche straordinarie, congedi parentali e ristrutturazione della casa per se e figli. Attenzione, l’azienda è tenuta ad evadere le richieste di anticipazioni fino ad un massimo 4% del totale dei lavoratori. La tassazione può essere calcolata in base all’aliquota media Irpef degli ultimi 5 anni: parte da un minimo del 23% fino ad un massimo del 43%.
Fondo pensione
Per capire le differenze partiamo dal rendimento. La previdenza complementare non ha dei limiti prefissati per legge, ma dipende dal comparto finanziario prescelto dal lavoratore, che può andare dal garantito e dunque prudente, fino ad arrivare all’azionario che è quello più consigliato e coerente con la natura della lungo periodo.
LE ANTICIPAZIONI
Prendiamo ad esempio l’anticipazione fino al 75% per gravi problemi di salute riguardanti il dipendente e i suoi familiari senza alcun vincolo temporale. Sono necessari 8 anni invece per poter usufruire delle altre motivazioni sopra descritte: acquisto o ristrutturazione della prima casa o motivi generiche fino ad un limite massimo del 30%. Le maggiori perplessità dei dipendenti risiedono però nella liquidazione finale del proprio TFR, infatti in azienda viene erogato tutto in un'unica soluzione, mentre nel fondo pensione si può liquidare al massimo il 50% del montante maturato, il resto 50 viene trasformata in una rendita vitalizia. Ovviamente nel disegno legislativo questa rendita vitalizia del 50% servirà a sostenere la pensione pubblica che con il tempo sarà sempre più esigua. Per addolcire questa pillola amara, le agevolazioni fiscali del fondo pensione in compenso ci aiutano a fare due conti :
- nel fondo pensione solo le anticipazioni generiche sono tassate al 23% mentre tutte le altre ad un massimo del 15% come la liquidazione finale. E qui risiede la prima grande importante differenza fra il tfr in azienda e quello del fondo pensione. La tassazione del tfr in azienda è calcolata in base all’aliquota media irpef degli ultimi 5 anni che equivale all’incirca al 25%, mente la tassazione del fondo pensione è del 15% ma puo arrivare ad un minimo del 9%. La seconda differenza è il rendimento: si calcola che il rendimento nei comparti azionari dei fondi pensione che sono quelli consigliati per investimenti di lungo periodo, sono stati mediamente del 5 per cento al netto della tassazione, mentre quelli in azienda del 2%.
Una differenza di 3 punti percentuali non è poca. Un ragazzo di 30 anni con un reddito annuo lordo di 30mila euro, riesce ad accantonare almeno 150 euro al mese di tfr. La differenza fra lasciare in azienda e inserire in un fondo pensione sarebbe importante.
Azienda: rivalutazione del 2%
Versato 63mila, interessi 27.962,00 valore finale 90.962,00= con la tassazione del 25% 68.222,00
Fondo pensione azionario: ipotesi di rivalutazione del 5%
Versato 63mila, interessi 103.946,85, valore finale 166.946,85= con la tassazione del 9% 151.921,63
Per qualsiasi dubbio, domanda o per capire meglio questa tematica non esitare a contattarmi.
A presto con il prossimo articolo
Silvio
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